venerdì, maggio 09, 2008

Volevi la prova dell'esistenza di Dio,
chissà se l'hai trovata, madre mia.

Vestita d'aria ora sei
al calar del vestito giallo che portavi
nel mutamento nucleare,
 
le zagare ti solleticavano il viso,
quasi sorridevi nel nuovo progetto
per riscattare lo svincolo alla torma:
 
grappoli di-visi a baldacchino
con intrecci di conforme al vivido
santificarti senza spada.
 
Diafano il commiato:
 
la testa era un gran fracasso, attraverso
le orecchie sentivo il mio respiro
e tamburi di cuore pulivano le tue unghie
dai residui di terra, dalle sedute di posa,
per un arcobaleno di cenere.

(senza data, senza tempo)

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lunedì, maggio 05, 2008

*Alcuni vivono per la gloria del mondo,
altri per i paradisi dei profeti a venire;
prendi ciò che hai e lascia andare le promesse,
esse sono il suono di un tamburo distante.* ( Omar Khayyam. ca. 500 d.C.  )
 

Parole che dolgono in bocca
a dirti prendimi senza ironia
donami il bene del tuo male segreto:

vinto o  vincitore

di quel silenzio che fanno i muri crollando
e dei sassi che schiacciano piccole vite
salvate al primordio nell'interstizio
fra paglia e polmoni di gesso:                             

dio ha l'obbligo d'essere uguale a Dio?

forse d'autunno quando l'estate muore
e lascia fra i pampini rossi
grappoli d'uva nera appassita.

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venerdì, maggio 02, 2008

 

Questo modo di fare poesia mi sta prendendo la mano

Lo zahir

Una colomba pugnalata
al padiglione cancro.
è la somma dei giorni,
lo zahir
per la canzone dei polli:
come dio comanda.

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Autori in ordine di verso:

Citati, Solzenicyn, Allende, Coehlo, Bukowski, Ammaniti

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giovedì, maggio 01, 2008

questione privata
la mente colorata,
(senilità)
danzatrice bambina
un indovino mi disse:
arriveranno i giorni dell'abbandono.

(Fenoglio, Citati, Svevo, Flacco, Terzani, Ferrante)

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martedì, aprile 29, 2008

Una voce imperfetta sale
all'inguine di un sorriso
con le unghie sporche della fame

frantumando sussurri di violini

come gocce di dolore
dentro un bicchiere di champagne

come sono a volte le mie labbra
quando soffrono un bacio regalato
alla bocca dell'oceano.

Vero il canto del presentimento
che già anneriva le scaglie delle onde
alle quali mi aggrappavo alla rinfusa.

Lampeggiando saliva al mare
mi solleverò sui gomiti
dando voce d'aculei alla foresta.

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sabato, aprile 19, 2008

Autore della fotografia  maxmaw su flickr

titolo dell'opera Chagal

Penetrano il vero nel falso
le mille punture distanti
una malattia dall'altra

- cipressi alla cinta di lauro -

con la stanchezza
che non chiede sonno
ma oblio d'acquavita
e segreti fedeli all'inferno.

Mani, tante mani al tronco
che chiudono lo steccato all' ovile
prima del macello dell'agnello
già sacrificio al dio dell'innocenza.

com'esigenza di volere un suo rimpianto.

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domenica, aprile 06, 2008

Tenta un verso la pena
sepolta viva nel mio futuro
quanto un greve sasso azzurro,
come la solitudine della vergogna
oltre il canto della sirena.

Sento in ogni fibra la tenerezza
di quella mano tenermi stretta
perchè piange ciò che muta:

illecita gemma a rispecchiarsi sola.

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mercoledì, marzo 26, 2008

Opera di Pablo Picasso

http://www.homolaicus.com/arte/picasso/primitivismo.htm

Qualcosa di tutti trascorre
tra il mio sangue e il tuo:

ogni verità ha labbra di pietra
e occhi dissanguati,

spalle spioventi rivoli d'agro
su corte stringhe di pelle 
dimenticate nel fosso
delle urla differenziate.

E tutt'intorno ai corpi solleverò il lenzuolo
dove s'acquieta l'odio dolce sarà l'artiglio.

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sabato, marzo 22, 2008

Auguri per una Pasqua serena a tutti Voi

Pioviggine dai tanti sbiechi su quel primo chiodo
che ti ho infisso anch'io nel cielo verde di fiele.

La croce è legno parallelo.

Tu sei Uno, mai o sempre ripetuto
nella lunga galleria di specchi,

il tuo vino semina prepotenti preghiere:

nella cinghia di cuoio ci sono troppi coltelli
con lame che tagliano ancora il tuo Volto

 che palpita e vive di me sullo spavento del cuore.

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sabato, marzo 15, 2008

 

 

con mani fredde ho strappato l'edera
che senza vita lega i frutti della terra
perchè non siamo stati meno amanti
della luce che li avvolge,
della fame tra il piatto e la bocca.

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martedì, marzo 04, 2008
cadono sempre sul momento le ali dei mulini
in questa parte di tempo flagellato
dal fumo della mia fisionomia
che torna indietro a proposito di niente
mentre ti guardo fra le dita di una mano
dal palmo arrogante senza storia.
 
sopra ogni cosa succhi spenti
nelle discromie di giarrettiere al quarzo
trafugate nella cassa del Longines.
 
mi lavo il desiderio in una riga di parole
e nelle voci di cui il silenzio è pieno.
postato da: Butterfly56 alle ore 07:30 | Permalink | commenti (3)
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martedì, febbraio 26, 2008

lucaguglielmo.com/galleria.htm

ci toccheremo nudi in un incubo vuoto,
nel bicchiere dell'acqua raccolta,
diremo che non siamo ancora tornati
perchè stiamo mangiando quel frutto
nello spazio dilatato dal vino.
 
quid tibi dixerunt?*
 
che devi amarmi come un uomo,
salvarti dalle mie ombre
e dalle piogge di sale
(quanto delle tue lacrime resta)
per quella spina

che è tarlo all'osso forbice
per tagliare la mia pena.


* cosa hanno detto?

postato da: Butterfly56 alle ore 20:45 | Permalink | commenti (1)
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martedì, febbraio 19, 2008

sono ancora tutto ciò che è stato:

sapore di cucina e sottili incanti
della tua saliva mai bevuta,
del mio canto sul marciapiede
dove batte il tacco del silenzio.

la morte feconda e riproduce
l'erba bianca nelle mani 
per portare alla bocca ciò che è:

seno nudo, filo di perle al collo,
al girovita pietre dure incastonate
nella carne, treccia di capelli legata
all'estremo da un giallo fiore sterile.

postato da: Butterfly56 alle ore 08:31 | Permalink | commenti (2)
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mercoledì, febbraio 06, 2008

Mi hanno avvelenato il cane di pezza
non era un lupo ma la sua unghia
scriveva per me d'eclissi di luna,
significava stormi di lettere
quando m'indovinava con le spalle al muro.

ora ozio di malinconia
a consolare le ore con gli occhi chiusi
verso la folgore che solca il cielo.

Mi renderò ancora degna alla vita
gettando ogni tanto un soldo in aria:

la tua testa è la mia croce
nella palude delle somiglianze.

postato da: Butterfly56 alle ore 21:56 | Permalink | commenti (9)
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domenica, gennaio 20, 2008

Dove posso trovare la ragione?
L'amore si fa amore in un momento
arriva in fronte e ti modella l'aria
quando forte è l'ora del ritorno.

la mia vocazione è il mare
scuro di penna e chiaro in quel che dice:
sento la tua morte più che la mia vita.

Ormai non ho più al mondo chi mi ami
con le dita forgiate a cereali,
con la bocca coperta di radici
e nulla, più nulla di ventre
dove cagliare il sangue al mare.


postato da: Butterfly56 alle ore 17:07 | Permalink | commenti (4)
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venerdì, gennaio 18, 2008

Volevamo aiutarci a non spegnerci nel cuore
lontani da ogni appartenenza forse solo io
o anche tu fuori orario di chiusura.

Come eravamo giovani e vecchi
su quella panchina per due.

Cercavamo parole che potessero ospitarci
nel linguaggio illuminato da una luna discreta
complice dell'ondeggiare silente del lago,
e delle nuvole che in retaggio di pudore
volevano oscurarla.

Nessun nesso casuale spiega la fiamma
di un volere quando si muore da sè
sulla pietra del mulino che macina grano.

Ora indossiamo l'ultima camicia 
perchè la verità è fatica d'ascoltare più
della favola che narra di fossati e felci.

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Arianna

Arianna camminava tenendosi vicino al muro che accompagnava la strada tortuosa per un lungo tratto. Aveva paura di cadere e quel muro eretto secoli prima le dava sicurezza.  Il suo sguardo era rivolto in basso, il cielo le avrebbe fatto paura, si limitava a guardare i suoi piedi che, passo dopo passo, narravano di molti autunni trascorsi. Anche l’abbigliamento era in tema quel giorno. Cappotto nero, stivali neri, l’unico contrasto erano i capelli biondi che portava lunghi fino alla nuca. Il suo viso esprimeva  la perplessità della mente attorta in una nube. Era una donna sulla cinquantina, sentiva il peso dei suoi anni e li corteggiava come un’amante insegue il piacere dell’amplesso. Raffinata cultrice della vita riusciva a stravolgere il valore del tempo, lo accarezzava fino ad amarlo con la gioia dei vent’anni.
Aveva incontrato un uomo qualche mese prima, si era materializzato in un tardo pomeriggio di settembre. Aveva avuto dei contatti con lui tramite internet e via telefono, l’aveva guardato in foto. Per una serie di circostanze più o meno fortuite (meeting fra chatters) ora si trovavano di fronte, lei decisa a mostrare la parte migliore, lui forse sorpreso, non si aspettava una donna “umana” che andasse oltre il mito del nick name. Erano ospiti a cena in casa d’amici comuni ma per la notte avevano prenotato due “singole” in albergo. Dopo alcune ore trascorse in piacevole compagnia contaminati da vini superbi si ritrovarono soli in macchina. Fu un abbraccio istintivo, intenso, passionale. Donatella viveva, ancora una volta viveva, era soffocata dall’emozione e propose il bicchiere della staffa. L’ora tarda li obbligò ad una ricerca oculata e si ritrovarono in un bar vicino al lago. Lui aveva gli occhi luminescenti, traspariva l’attrazione ma forse ancor più l’esaltazione per tutto ciò che non capiva. La cara vecchia amica di tante sere di solitudine, la dolce signora “tutto core” che si prodigava per gli altri si stava rivelando tutt’altro e lui era sconcertato, disorientato, ingurgitava alcool come fosse acqua. All’improvviso il bar, la gente tutto scomparve e si ritrovarono a baciarsi, abbracciarsi, desiderarsi  fino ad annullarsi. “Un ebbro brindisi alla vita” ,l’avrebbe definito Arianna il giorno dopo.
Lui proveniva da una vita travagliata, sbagliata forse, senza colpe ma con molti rimpianti. Dopo tredici anni di matrimonio si era diviso dalla sua compagna e per lui l’amore e ogni derivato si era fermato lì, dove aveva dichiarato fallimento su tutti i fronti. Era iniziato subito il periodo post bellico: odio e attrazione per le donne, conflitto che ancora oggi lo rende interessante perché nell' anarchia del rapporto vissuto alla carpe diem, odia gli addii. Arianna ripensava al suo matrimonio, la separazione non era stato dolore, solo un grande senso di impotenza, di rammarico per ciò che avrebbe potuto essere se fosse andata oltre se stessa.  Lei amava selvaggiamente, appassionatamente incurante dei limiti. Ora si trovava a confrontarsi con un uomo che andava al di là di ogni ragionevole valutazione. Si, anche lei razionalizzava talvolta e ciò la spaventava, forse stava passando quel confine che la rendeva diversa, forse un po’ alternativa nella sua “specie”. Decisero di rivedersi, furono momenti esaltanti alternati da momenti molto bui. Arianna dopo ogni incontro cercava di rimuovere, non voleva farsi coinvolgere, era sempre ligia al suo credo “magnifico ma non perdiamoci in strade senza ritorno”. Dopo alcuni mesi, chissà per quale arcano sortilegio capì d’amarlo, non voleva perderlo e un sottile dolce dolore la fece sentire ancora una volta nella savana...
Si sono sposati nel fasto di una sala antica all'incirca, quasi... beh, chiudiamo qui, il resto è vita.

 
 

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Carta muta i fogli a chiazze di te verde bile
e le notti a barriera pensando
che qualcosa sarebbe accaduto:

che qualcuno venga, che qualcuno sorrida,
che la vita che preme si accalca alle spalle.

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martedì, gennaio 15, 2008

Odore di menta sulle grinze
di una gioventù goduta
a stretto girocollo di rosario
a madonna nei capitelli accesi
 
perchè  baciarsi all'ultima luna 
è baciarsi per tutta la morte:

tutto di mio sta sopra la zolla
assieme al mio biondo dolore.

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venerdì, gennaio 04, 2008

 

E' di ghiaccio quest'aria
di pietre corte e uomini rimasti:

braccia muoiono nelle braccia,
gli occhi sono pieni di tempo
e di fiori divorati dall'erba
 
Amo la luce della mia ombra,
il pozzo del mio corpo popolato  l'amo,
finchè al prossimo sole albeggierà
una colomba bianca d'ovatta e bende.
 

postato da: Butterfly56 alle ore 14:41 | Permalink | commenti (2)
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mercoledì, gennaio 02, 2008
Il tuo perdono mi guarda lupa insanguinata
nella selva del marmo che mi abbaglia,
nel silenzio nudo della  mia rosa ladra
che nega di tornare al misero orto
 
già affamato dal primo latte rancido,
dal fragore di seni già disposti alla morte.
 
Un'altra vita mi occorre per ritornare dal pianto
con la mensa deserta e l'infelice letto.
 
 
postato da: Butterfly56 alle ore 17:50 | Permalink | commenti
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domenica, dicembre 23, 2007

 

Il mio Augurio per tutti Voi.
 
 Tanta salute e serenità.
 
Buon Natale
 
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Il mio giorno
 
il mio giorno vive in forse
nelle occhiaie nere nelle immagini di lampi
sul bianco crudo di nuvole rissose
per un tocco d'alba a est della pazzia.
 
 
 
 
 

 

 

 

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