
Volevamo aiutarci a non spegnerci nel cuore
lontani da ogni appartenenza forse solo io
o anche tu fuori orario di chiusura.
Come eravamo giovani e vecchi
su quella panchina per due.
Cercavamo parole che potessero ospitarci
nel linguaggio illuminato da una luna discreta
complice dell'ondeggiare silente del lago,
e delle nuvole che in retaggio di pudore
volevano oscurarla.
Nessun nesso casuale spiega la fiamma
di un volere quando si muore da sè
sulla pietra del mulino che macina grano.
Ora indossiamo l'ultima camicia
perchè la verità è fatica d'ascoltare più
della favola che narra di fossati e felci.
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Arianna
Arianna camminava tenendosi vicino al muro che accompagnava la strada tortuosa per un lungo tratto. Aveva paura di cadere e quel muro eretto secoli prima le dava sicurezza. Il suo sguardo era rivolto in basso, il cielo le avrebbe fatto paura, si limitava a guardare i suoi piedi che, passo dopo passo, narravano di molti autunni trascorsi. Anche l’abbigliamento era in tema quel giorno. Cappotto nero, stivali neri, l’unico contrasto erano i capelli biondi che portava lunghi fino alla nuca. Il suo viso esprimeva la perplessità della mente attorta in una nube. Era una donna sulla cinquantina, sentiva il peso dei suoi anni e li corteggiava come un’amante insegue il piacere dell’amplesso. Raffinata cultrice della vita riusciva a stravolgere il valore del tempo, lo accarezzava fino ad amarlo con la gioia dei vent’anni.
Aveva incontrato un uomo qualche mese prima, si era materializzato in un tardo pomeriggio di settembre. Aveva avuto dei contatti con lui tramite internet e via telefono, l’aveva guardato in foto. Per una serie di circostanze più o meno fortuite (meeting fra chatters) ora si trovavano di fronte, lei decisa a mostrare la parte migliore, lui forse sorpreso, non si aspettava una donna “umana” che andasse oltre il mito del nick name. Erano ospiti a cena in casa d’amici comuni ma per la notte avevano prenotato due “singole” in albergo. Dopo alcune ore trascorse in piacevole compagnia contaminati da vini superbi si ritrovarono soli in macchina. Fu un abbraccio istintivo, intenso, passionale. Donatella viveva, ancora una volta viveva, era soffocata dall’emozione e propose il bicchiere della staffa. L’ora tarda li obbligò ad una ricerca oculata e si ritrovarono in un bar vicino al lago. Lui aveva gli occhi luminescenti, traspariva l’attrazione ma forse ancor più l’esaltazione per tutto ciò che non capiva. La cara vecchia amica di tante sere di solitudine, la dolce signora “tutto core” che si prodigava per gli altri si stava rivelando tutt’altro e lui era sconcertato, disorientato, ingurgitava alcool come fosse acqua. All’improvviso il bar, la gente tutto scomparve e si ritrovarono a baciarsi, abbracciarsi, desiderarsi fino ad annullarsi. “Un ebbro brindisi alla vita” ,l’avrebbe definito Arianna il giorno dopo.
Lui proveniva da una vita travagliata, sbagliata forse, senza colpe ma con molti rimpianti. Dopo tredici anni di matrimonio si era diviso dalla sua compagna e per lui l’amore e ogni derivato si era fermato lì, dove aveva dichiarato fallimento su tutti i fronti. Era iniziato subito il periodo post bellico: odio e attrazione per le donne, conflitto che ancora oggi lo rende interessante perché nell' anarchia del rapporto vissuto alla carpe diem, odia gli addii. Arianna ripensava al suo matrimonio, la separazione non era stato dolore, solo un grande senso di impotenza, di rammarico per ciò che avrebbe potuto essere se fosse andata oltre se stessa. Lei amava selvaggiamente, appassionatamente incurante dei limiti. Ora si trovava a confrontarsi con un uomo che andava al di là di ogni ragionevole valutazione. Si, anche lei razionalizzava talvolta e ciò la spaventava, forse stava passando quel confine che la rendeva diversa, forse un po’ alternativa nella sua “specie”. Decisero di rivedersi, furono momenti esaltanti alternati da momenti molto bui. Arianna dopo ogni incontro cercava di rimuovere, non voleva farsi coinvolgere, era sempre ligia al suo credo “magnifico ma non perdiamoci in strade senza ritorno”. Dopo alcuni mesi, chissà per quale arcano sortilegio capì d’amarlo, non voleva perderlo e un sottile dolce dolore la fece sentire ancora una volta nella savana...
Si sono sposati nel fasto di una sala antica all'incirca, quasi... beh, chiudiamo qui, il resto è vita.
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Carta muta i fogli a chiazze di te verde bile
e le notti a barriera pensando
che qualcosa sarebbe accaduto:
che qualcuno venga, che qualcuno sorrida,
che la vita che preme si accalca alle spalle.